domenica 1 aprile 2007

Il Ricordo

Metti un venerdì sera al cinema da solo. Non mi capitava dai tempi delle medie; allora andai all’Astra a vedere l’anteprima di Scream 3, terzo episodio della celebre saga pop-thriller girata da Wes Craven. Era estate e non avevo la morosina. In compagnia mi annoiavo terribilmente così decisi di spezzare la noia. Al tempo mi vergognai non poco, il cinema era pieno di ragazzi della mia età, tutti o fidanzati o in compagnia. Mi gustai il film che puntualmente mi deluse, come fanno ormai tutti i sequel da un po’ di anni a questa parte. Durante l’intervallo i ragazzi andavano a prendere gli snacks al bar del cinema e passandomi a fianco mi guardavano, io giocavo con il cellulare e me ne stavo sprofondato nella poltrona di velluto rosso. Mi accorgevo dei loro sguardi ma non li incrociavo.
Venerdì è andata diversamente. Era tutto diverso; il film, il cinema, l’età…
Ho visto “300” di Zack Snyder, film tratto dall’omonimo fumetto di Frank Miller, autore di Sin City. Leonida il Re di Sparta, si trova a dover fronteggiare l’immensa ed invincibile armata di Serse, il Re di Persia che minaccia l’invasione della Grecia. Per fronteggiarlo, Leonida conduce i migliori 300 spartani, affiancati lungo il cammino da altri volontari di Tespe, fino alle Termopili, luogo strategico e dagli angusti spazi a nord-est di Sparta, dove la quantità sterminata degli uomini e delle bestie di Serse viene valorosamente tamponata dalla qualità degli audaci guerrieri di Leonida. Solo il tradimento di Efialte permette a Serse di accerchiare i 300 uomini rimasti e di sconfiggerli.
Il film scivola via tra una gamba mozza e una lancia che trapassa il petto. I colori sono stravolti da una saturazione di un’intensità esasperata. Le musiche non sono molto ricercate e spaziano dalle classiche liriche altisonanti alle tragiche composizioni tecnorock. Vero gioiello di illustrazione computerizzata è la sigla finale che puntualmente resto a gustarmi solo io. I dialoghi sono rivolti al valore della morte come riscatto della libertà patriottica, al sacrificio della vita per una gloria immensa: Il Ricordo. Leonida sembra un folle quando parla di gioia e di gloria nel morire, e con lui i suoi fedelissimi. Alcuni ridono sotto la pioggia di frecce nemiche che oscura il cielo. I volontari di Tespe si ritirano non appena sanno dell’imminente sconfitta che li aspetta, al contrario dei 300 spartani che restano imperterriti sul posto, in attesa del loro certo martirio.
In loro c’è il desiderio dello scontro, la voglia della messa a prova, la propensione alla lotta come momento supremo di dimostrazione del proprio valore e delle proprie capacità. La lotta contro il nemico è tutto ciò che uno spartano può desiderare. Lo spartano è nato per questo e lui lo sa, dunque non teme la morte, l’aspetta.

Non ho potuto fare a meno di comparare il quasi disprezzo per la vita degli spartani con il semi disprezzo per la vita dei kamikaze attuali. Alcuni elementi mi balzano all’occhio in maniera troppo evidente per non essere citati. La gloria, l’onore, il martirio, il ricordo delle gesta sono segni riscontrabili attualmente in quello che noi chiamiamo “Terrorismo”.
Nel 480 A.C. Leonida ha combattuto contro gli invasori persiani, nel 2007 D.C. “Al Qaeda” combatte contro gli infedeli occidentali. Si invertono le posizioni geografiche ma la sostanza è la stessa. Leonida riempie di orgoglio se stesso e i suoi uomini nell’affrontare un nemico di tale portata, si rende conto dell’impresa e non ne è per niente spaventato, semmai eccitato. I kamikaze si preparano per anni e addestrano i loro martiri fin da bambini, reclutando maschi e femmine, istigandoli al rispetto per il codice, all’onore della famiglia e della propria patria, per la quale moriranno. I loro nemici sono invasori e peccatori, vanno annientati anche al costo della vita.
Serse è rappresentato come un uomo-dio che grazie alle sue conquiste è riuscito ad accumulare ricchezze infinite e schiavi. Donne, soldi e fama sono il suo motto. Gli USA e tutto l’Occidente diffondono sempre più gli stessi motti di allora e tendono ad omologare il più possibile il “diverso”.
Il Ricordo Epico è la soddisfazione più grande per i 300 soldati di Sparta. Essi sono vissuti e morti per questo. Oggi assistiamo al martirio quotidiano di persone che fanno trionfare la morte sulla vita, in memoria e onore di loro stessi. Spargono e disseminano terrore nel nome di un solo dio e della loro terra minacciata.

La storia procede a ritroso, scrive Eco nel suo libro “A passi di gambero”.
Oggi dall’autostrada che porta ad Atene si può vedere il monumento di Leonida, che porta fiero l'elmo spartano sul capo, uno scudo nella mano sinistra e una lancia nella destra, simbolo del Ricordo tanto auspicato dai 300 eroi che perirono per salvare le loro mogli, i loro figli, la loro Sparta.
Speriamo di non dover mai imboccare nessuna autostrada e dover ammirare il turbante e la barba di qualche uomo-dio che imbraccia un kalashnikov da una parte e un corano dall’altra.

AUHH!!!!


Frase del giorno: “Qui comandano loro.”
In stereo: Trouble Funk - Pump Me Up

sabato 17 febbraio 2007

Lorem Ipsum

Devo essere sincero, non ho mai simpatizzato per il latino. Nonostante i rientri pomeridiani delle scuole medie, e nonostante la professoressa fosse portata, gentile e paziente, non sono mai riuscito a farmi piacere questa lingua-madre. Mea culpa.
Ho cercato di evitare il latino come Ken Shiro evita i colpi di Shin, ma le mie stelle non hanno mai brillato come quelle di Hokuto, così alcuni colpi li ho ricevuti in pieno viso. Ho infatti scoperto che il latino è tutto intorno a me quanto uno spot Vodafone. È nella Chiesa quando si canta l’Adeste Fideles o nella Politica quando si discute di referendum e quorum. Lo leggiamo in Geografia (Vibo Valentia, Confederatio Helvetia, …), nello Sport (Juventus, Vis Pesaro, …), nella tv (Forum, Mediolanum, Mediaset Premium, ...). Per non parlare poi del Diritto, della Medicina, della Fisica, dell’Antropologia, della Filosofia, della Letteratura e di tutte quelle cose che possiedono antiche origini. Già, e la modernità??

Anche in questo caso le stelle di Hokuto non hanno brillato, anzi, direi che sono proprio sprofondate in un cosmico buco nero. Il latino è arrivato fino a quello che sarà il futuro, - se avete risposto Google ci siete andati vicini -…il web. Quante volte avete aperto un sito web con su scritto:
"Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipisicing elit, sed do eiusmod tempor incididunt ut labore et dolore magna aliqua. Ut enim ad minim veniam, quis nostrud exercitation ullamco laboris nisi ut aliquip ex ea commodo consequat. Duis aute irure dolor in reprehenderit in voluptate velit esse cillum dolore eu fugiat nulla pariatur. Excepteur sint occaecat cupidatat non proident, sunt in culpa qui officia deserunt mollit anim id est laborum."

Quante volte, poi, vi siete chiesti, come me, "Ma che significa??"

Il senso di “Lorem Ipsum” è semplicissimo. È un testo latino senza alcun significato contestuale, che funge da riempimento nelle porzioni di pagina, di un documento (sito web, libro, volantino, brochure, …), dedicate appunto al testo. Esso fornisce l’aspetto estetico di quella che sarebbe una pagina scritta e allo stesso tempo distrae il lettore che si ritrova a leggere un brano in latino senza senso. Il web content o il copywriter non deve preoccuparsi di inventare testo o di usare la ripetizione “testo testo testo” perché “Lorem Ipsum” ha proprio questo scopo.
Le origini di “Lorem Ipsum” risalgono a duemila anni fa. Il verso latino è una parte dell’opera “De Finibus Bonorum et Malorum” di Cicero, scritta nel 45 A.C., a scoprirlo fu Richard McClintock, un professore di latino dell’ “Hampden-Sydney College”, in Virginia.
Oggi esistono diverse versioni di “Lorem Ipsum” ma quella adottata come standard dal 1500 è la sopracitata. Se però non siete soddisfatti esiste questo generatore di “Lorem Ipsum”, e per coloro che si fossero stancati de “Lorem Ipsum” latino, c’è questo generatore di testo che dà vita a stupidi versi in lingua inglese.

Se invece del latino non potete fare a meno eccovi il giornale ed il radiogiornale rigorosamente latini.

Rosa Rosae Rosae...



Frase del giorno: "Somigli a un fenicottero che corre."
In stereo: Snoop Dogg f. Damian Marley - Get A Light

sabato 3 febbraio 2007

Family Business

[OMEGA]
Where I was born, nothing is promised
My life is filled with less hope than the prophecies of Nostradamus
Omega marks the ending of predictability,
Birth of agility
Who will it be to test me and expose their futility.
Iron like a lion from Zion stop tryin' so hard,
I think I smell your brain cells fryin'.
The family's behind you if you're worthy
Philosophies developed deep in the back streets of dirty Jersey
Troops with scully hats and Timberland boots
No more break-dancing for loot.
Niggas hustle and shoot
In the Garden State, it grows stink weeds and criminals
Government funds are minimal
Oppression's subliminal

[CLEF]
These days its hard for we to find peace of mind
Between insanity and sanity there lies a thin line.
Some dwell in hotels with Jezebels
A stone age and fall a victim to the Plague
Unclean bad dreams of Wyclef being a fiend,
One last kiss from my sweet serpentine
Eliminate then break,
Navigate to rejuvenate thoughts of suicide with my nickel plate.
Reconcilation came from my enemy-friend
Who said family don't bend
We stay silent till the end.
Now who would think that your best friend
Would be your worst enemy and your enemy your best friend.
Stare into the air inspiration from the atmosphere
I think of old ghosts, that ain't even here.
Like Alex Haley take notes on this biography
My family tree consists of street refugees.
A ghetto land, where we talk slang
Stolen cars bang, like my chitty bang-bang sh-bang for the heads,
We ain't sellin' cocaine today
So refrain and let my family reign okay

[OMEGA]:CHORUS
Just walkin' the streets death can take you away
It's never guaranteed that you'll see the next day
At night the evil armies of Shaton don't play
So defend the family that's the code to obey

[CLEF]
But if I fall asleep and death takes me away
Don't be surprised son, I wasn't put here to stay
At night the evil armies of Shaton don't play
So the family sticks together and we never betray

[CLEF]
Nah fuck that
Fifty-two pick up, no cops around
Fifty-two thousand in cash, I don't want no savings bonds
Have the money ready,
I smell something fishy
Your wife's in my custody one false move and you'll find her body in the sea.
That's the voice of the kid, that's the kidnapper
I do my work and then I catch my ticket to Jamaica.
Meet me in the alley,
Make sure you bring the money
This ain't the seventies I'm far from a jive turkey

[LAURYN]
My circle it can't be broken
Open, cut-throatin', provokin'
Record promotin, tokens chokin' on they words like smoke and.
Cause we soft spoken,
Doesn't mean that we've forgotten Your bootie smells rotten
And one day you will be gotten
See joker's is scatter-brained, their focus is unrestrained
My army is trained, you never find us beefin' in vain.
Cause I've seen fire and I've seen rain
You claim fame, while modest niggas remain.
I can judge a character like Ito judge a verdict
And if you bringin' threats I give you sex if I ain't heard it.
See poppin' shit's about your attitude and how you word it
I've seen the biggest niggas on the block get murdered
And they deserverd it
Or so the beast said when they served it???
That shit is nervous
So what's my purpose? Family, we must preserve it. Your number's retired
I hope you like the hell fires
You'll be screamin' Murder she Wrote like Chaka Demus and Pliars.

[OMEGA]:CHORUS
Just walkin' the streets death can take you away
It's never guaranteed that you'll see the next day
At night the evil armies of Shaton don't play
So defend the family that's the code to obey

[LAURYN]
If I should fall asleep and death takes me away
Don't be surprised son, I wasn't put here to stay
At night the evil armies of Shaton don't play
So the family stick together and we never betray.

[FORTE]
We used to jump rope,
But now we gun hope
Bustin' shots off of project roof tops
Sending signals with the blunt smoke.
Ock, don't talk a lot if you can't hold it in lock
If you think lips sink ships,
Imagine full glock clips.
I hold a glass of Remy Martin
Gettin' milks by the carton
Extortin' the light weights for thinkin' they important
The night pays and heavenly ways
Ain't nothin' free ah
Knowledge of your family and steppin' to your B.I.
You see I, stay on top of s*** like a fly my niggas reach
When they got beef then jet down to South Beach
Yo mouthpiece is yappin'
I hear it in your rap and
My family is thick so that bulls** could never happen.

[CLEF]:CHORUS
Just walkin' the streets death can take you away
It's never guaranteed that you'll see the next day
At night the evil armies of Shaton don't play
So defend the family that's the code to obey

[LAURYN]
If I should fall asleep and death takes me away
Don't be surprised son, I wasn't put here to stay
At night the evil armies of Shaton don't play
So the family stick together and we never betray


Frase del giorno: "Vuoi il calcio? Dove lo vuoi??"
In stereo: Freddie Mercury - Living On My Own

venerdì 2 febbraio 2007

Sky's the loser

Ebbene sì, la vicenda skyana si è conclusa.

Il calvario che abbiamo vissuto è terminato poche settimane fa con una telefonata:

operatrice: Salve sono Sonia (nome fittizio) di sky, vol...
mio padre: Non ci interessa.
operatrice: Come non le interessa?! Riguarda il ritiro del materiale!
mio padre: Ah bene. Come devo fare?
operatrice: Può tranquillamente lasciarlo al nostro sky service.
mio padre: Benissimo. La saluto e grazie.
operatrice: Se però è interessato a riattivare il nostro serv...
mio padre: La ringrazio. Buongiorno.
operatrice: Non le interessa la nuova offerta sky vedituttononpaghiniente2007? Se poi l'attiva...
mio padre: Ho detto no.
operatrice: Va bene. Buongiorno.
mio padre: A Lei.

Il giorno stesso tutto il materiale è stato portato e ritirato senza alcun problema.
I giorni seguenti e tutt'ora, le garbatissime operatrici skyane propongono offertesupervantaggioseacuinonpuoiresitere che, garbatamente, vengono respinte.
Anche Fastweb ha l'innocente voglia dei nostri "Non ci interessa". Chissà perché?


Frase del giorno: "Lui si chiama Bruno!"
In stereo: Busta Rhymes - C'Mon All My N***az, C'Mon All My B****es

sabato 27 gennaio 2007

EsperiMentos Light


Da un po' di tempo circola in rete una "notizia" su di un ragazzo brasiliano che, dopo aver bevuto della Coca Cola Light e ingerito una caramella Mentos, morì a causa di strane reazioni chimiche all'interno del suo stomaco. Questo è il testo che circola tutt'ora:
"Nell'aprile dello scorso anno un ragazzo di 10 anni, studente nel collegio Dante Alighieri, in São Paulo e senza alcun problema apparente di salute, bevve una lattina di Coca Cola Light nel bar della scuola. Rientrando in classe, ingerì una pasticca della famosa marca Menthos. E qui iniziarono i problemi. Pochi minuti dopo, il ragazzo cominciò a sentirsi male. Sentì un forte dolore di stomaco e cadde sul pavimento della classe. La professoressa, disperata, mandò a chiamare un'ambulanza, perchè il ragazzo era pallido ed in stato di incoscienza. I genitori furono avvertiti, ma il ragazzo arrivò morto all'ospedale con lo stomaco gonfio, e asfittico. La morte del ragazzo fu causata dalla vera e propria BOMBA che risulta dalla miscela delle sostanze presenti in questi due "alimenti". Secondo Alexandre B. Mergenthaler, Prof. Dott. dell'Istituto di Chimica dell'Università di San Paolo l'origine dei problemi che condussero alla morte del ragazzo é la "pesante" miscela dei componenti esistente nei prodotti "light", come l' Acesulfame K INS 930 che, misturato agli aromi artificiali contenuti nelle pasticche Menthos, dà origine ad una sostanza altamente venefica, la Ta9V4. Questa sostanza genera alti livelli di liberazione di gas fino all'esplosione!!! Vari casi simili (ed anche mortali) già sono accaduti negli Stati Uniti. Intanto, la Coca-Cola e la Menthos non si pronunziano sul fatto."

L'annuncio fece scalpore e, come previsto, il giro del mondo. Incuriosito dalla cosa mi sono informato, grazie all'aiuto del mio fido amico Google ed alla segnalazione di Marianna, ed ho scoperto dopo pochi click che si tratta di una falsa notizia.

La falsità sta nel fatto che non esiste alcuna conferma del caso, da parte delle autorità locali, tantomeno da quelle nazionali ed internazionali. Ho provato a cercare anche su Ansa.it ma nulla da fare.
Ho trovato però l'articolo di Massimo Polidoro che spiega, secondo plausibili motivazioni, la falsità dell'esperiMentos Light.

Dal fake al fun quindi.

Sul sito Eepybird.com due bizzarri "scienziati" dimostrano empiricamente, ciò che succede introducendo una Mentos (in realtà basterebbe una comune dose di zucchero dentro acqua gassata) all'interno di una bottiglia di Coca Cola Light...lascio a voi il compito di scoprirlo.

Curiose poi le posizioni di Coca Cola e di Mentos le quali hanno rispettivamente invitato i simpatici autori dell'esperiMentos Light alle loro corti, accreditandoli come testimonials dei loro prodotti.
Insomma, non tutti i mali vengono per nuocere.

NB: l'autore di esperiMentos Light non intende incitare alcun comportamento sopra citato, ma semplicemente documentare suddetti avvenimenti. L'autore sconsiglia la replica di questi eseperimenti in qualsiasi forma. Inoltre, si dichiara esente da qualsiasi comportamento scaturito successivamente la lettura di questo post. La responsabilità di eventuali azioni lesive alla persona o alle persone, sono totalmente a carico dell'esecutore.

Frase del giorno: "<3........cos'è?Un gelato?"
In stereo: Snoop Dogg - Think About It

venerdì 12 gennaio 2007

Line Rider: The New (Legal) Drug

Preparatevi alla rivoluzione dello sballo di cui non potrete più fare a meno.
Non sarete più vittime di sostanze costose, né di cocktail provenienti da luoghi oscuri. Non dovrete preoccuarvi delle dosi, né della Digos. Non rischierete la vita e nemmeno quella degli altri.

Qui è tutto legale e il divertimento è sano, gratuito ed assicurato.

Line Rider è davvero una droga, nel senso che dà dipendenza.
In verità Line Rider è un gioco virtuale che usa tecnologia Flash, apparentemente banale ma semplicemente delizioso.

Line Rider è stato inventato da uno studente universitario sloveno e nel giro di poco tempo è diventato uno dei titoli più cliccati su Google. Lo credo bene!!
La base del gioco consiste nel tracciare una linea diagonale, con il mouse, partendo dallo spigolo alto sinistro della schermata, fino ad arrivare allo spigolo basso destro. Così facendo si crea una sorta di rampa (Line), su cui un simpatico pupazzino (Rider), corre in sella al suo slittino.
Tracciato il percorso mandate in play e il vostro lavoro verrà animato in un mini-filmato. Più sarete abili a tracciare il percorso e più il pupazzino creerà acrobazie.

Non esistono limiti, se non nella vostra fantasia, nel tempo dedicato e nella vostra connessione. Per ovviare questo problema, è possibile scaricare una versione beta che purtroppo presenta le dovute restrizioni (un'unica matita contro le tre disponibili sulla versione ufficiale).

Esiste già una comunità che ruota attorno a questa fantastica droga. linerider.com propone addirittura dei contests (sfide), e su youtube non mancano i video dei dipendenti della nuova droga.

Have a nice trip!


Frase del giorno: "Dopo di questo c'è la morte sociale"
In stereo: Arrested Development - "Africa Inside Me"

domenica 17 dicembre 2006

Gli Orti Giulii

Leggere, guardare, firmare.


Frase del giorno: ".................................................."
In stereo: Justin Timberlake - My Love

venerdì 8 dicembre 2006

Premio VIP is all over the W...eb

Vi ricordate Premio VIP???
Bene, perché ho scoperto proprio oggi che questa travolgente divertenteria è accolta da molti internuati.

C'è chi confronta i VIPS con i VIPS e chi abbina gente comune a VIPS.

Buon 8 Dicembre.



Frase del giorno: "Ogni tanto tira fuori delle chicche allucinanti."
In stereo: Method Man - Step By Step

martedì 5 dicembre 2006

Colpa della sintesi

La seconda parte della puntata di Gaia di sabato 2 Dicembre 2006 trasmessa su Rai 3, ha mostrato un servizio sulla nuova tipologia di scrittura. Nello specifico ha toccato i temi della "sintesi dell'SMS", degli "smiles-emoticon", degli acronimi e delle sigle. Argomento trattato nel post "..::L@ Lingu4 §p£rdut4::.."
Secondo una dottoressa esperta in comunicazione, questa nuova scrittura ha risvolti decisamente positivi.

Staremo a vedere...

Un maggiore approfondimento non avrebbe di certo guastato. Tutto troppo breve per i miei gusti. La sintesi deve aver fatto il suo effetto anche nel palinsesto di Rai 3.


Frase del giorno: "C'è una talpa.....HHHFFFSH...che mi fa PPPensare...HHHFSHFHHHS"
In stereo: A Tribe Called Quest f. Busta Rhymes - Scenario

domenica 19 novembre 2006

Telegiornella 2000

Consiglio ai poveri giornalisti che ci mostrano tutte queste cose interessanti di andare a quel paese, magari lo stesso del castello in cui due individui plurimilionari, hanno consumato uno dei gesti più importanti dell'esistenza umana: il Matrimonio.

Consiglio a queste scarne persone di imparare a lavorare e di farlo in fretta poichè a molti di loro non rimane molto tempo. Tanti infatti sono piuttosto attempati e ancora non hanno imparato a fare un servizio che sia minimamente interessante, istruttivo e costruttivo.

Consiglio poi ai giornalisti di scioperare meno e bene e lavorare meglio e di più. Chi cazzo ve li rinnova i contratti se continuate a trasmettere per otto (8) giorni, pietosi servizi in cui due soggetti si sposano?
Ognuno ha qual che si merita.

Consiglio agli editori di scrivere non per forza cose sensate ma almeno in italiano. Io posso fare errori perché non faccio l'editore e non sono direttore e nemmeno redattore di un giornale. Voi non dovete e non potete.

Consiglio agli spettatori di questi servizi, di cambiare canale e voltare pagina ogni qualvolta si presentino suddette situazioni. Nulla saprà giovarvi meglio di uno zapping repentino, o di una sfogliata di pagina. Molto meglio infatti gli "sbasoffi" del Tenente Colombo e il Sudoku.

Consiglio infine agli autori di Fiction Mediatica di essere meno prevedibili. Non mi diverto più ad azzeccare gli avvenimenti. Ci vuole un tocco di freschezza, se avete bisogno contattatemi su questo blog.


Frase del giorno: "Il futuro è Google"
In stereo: De la Soul - Keepin' The Faith

domenica 5 novembre 2006

M'ama non M'ama

Cosa significa innamorarsi di una città?

E' una sensazione che non ho ancora ben chiara. Spesso sento dire e/o vedo scritto, amo "nome città", odio "nome città"...ma concretamente cosa vuol dire tutto ciò?? Io amo le persone, o meglio voglio a loro del bene ma non sono sicuro di potermi permettere di dire o scrivere "Amo Pesaro".
Come si fa ad amare una città?? Non sono convinto del fatto che sia sufficiente pagare il biglietto dell'autobus, fare la raccolta differenziata, non scrivere sui muri, parcheggiare negli appositi spazi...Questo è semplice senso civico. Siete sicuri che quello che definite amore non è altro che "sentimento morale"?
E' davvero possibile poi che questo sentimento sia provato per dei luoghi?? Secondo il mio punto di vista, quello che molti credono sia "Amore" è in realtà una specie di affetto, una sorta di attaccamento spontaneo, un tipo di gelosia inconscia scaturito da molteplici circostanze: Nascerci, Crescerci, Viverci, ecc. Ecco, Vivere una città lo concepisco, ma amarla, ancora, proprio no. Avrebbe più senso dire o scrivere "Vivo Pesaro" perché dire "Amo Pesaro" significherebbe, come minimo, (ma aspetto una smentita) amare luoghi (palazzi, parchi, ...) e persone (pesaresi a Pesaro, non pesaresi a Pesaro, pesaresi fuori Pesaro, ...). Amare solo una delle due parti mi sembra impossibile, poiché, verrebbe a cadere la valenza del termine "Città". Una città senza luoghi non è una città, idem una città senza persone.

Fermo restando quanto appena detto resta inspiegabile il concetto di "Amore". Nessuno o quasi è in grado di spiegare questa parola, nessuno o quasi è in grado di metterla in pratica verso le persone, figuriamoci applicarla ad un luogo.
In un luogo posso stare bene e/o male a seconda degli eventi e delle circostanze. Questo alternarsi di sensazioni (stare bene o stare male) è sì riconducibile al luogo ma non significa che io ami quel luogo.
Forse amare una città significa accettarla nel bene e nel male, lottare, sacrificarsi, essere disponibili, rischiare, condividere, e torno a dire Vivere, ma anche morire (si muore per amore giusto??) per la sua gente, i suoi spazi, i suoi luoghi.
Forse chi è disposto a fare tutto questo può anche avere il privilegio di dirlo o scriverlo, altrimenti farebbe bene a starsene zitto.

Forse amare una città significa avere e concedere libertà. Per quanto sia scontata, la libertà è tutt’oggi una condizione altamente a rischio e oserei dire miracolosa. Se è vero che la libertà di un individuo finisce dove comincia quella dell’altro è altrettanto vero che l’essere “liberi” assume un significato vitale. Non si vive se non si è liberi. Si sopravvive.
Negli anni passati Pesaro è stata toccata da segni che recitavano “LASCIA VIVERE”. Non ho mai saputo chi volesse dire cosa, ma oggi leggo e trovo molto più cariche di significato quelle parole, di tanti scritti, scritte, slogan e propagande varie in giro per la città, i blogs, i forum, …

La Vita è il segreto di tutto. Le cose si amano se vivono, se trasmettono energia, emozioni, sensazioni. Amare dunque una città può voler dire entrare in sintonia e in sinergia con essa, immergersi nei suoi problemi, nelle sue opere, nelle sue gioie e nei suoi dolori e agire concretamente per portarla più in alto possibile. Fare di tutto perché il peggio si trasformi in meglio, il negativo in positivo, il regresso in progresso, …

Forse amare la città è tutto questo o forse è tutt’altro. Sta di fatto che ho scritto tanti forse, forse tanti quanti gli “Amo Pesaro” che sento e leggo. Orsù dunque Viviamo Pesaro ma non riduciamoci a boccheggiare come pesci d’allevamento per...nulla.


Frase del giorno: “E’ rosso. No veramente è grosso.”
In stereo: Nas – Silent Murder

mercoledì 1 novembre 2006

..::L@ Lingu4 §p£rdut4::..

Giusto l'altro giorno, stavo parlando con mia madre del mutamento della lingua, ed in particolare di quello della lingua italiana. Si parlava del cambiamento di certi vocaboli o meglio dell'adozione e della unificazione di specifici termini, utilizzati ad esempio nel mondo del web, della computer-grafica, della tecnologia, dello sport, con altri termini di origine italiana. Oggi ho trovato questo articolo nel feed RSS sulla sinistra del mio blog.
Vocaboli come chattare (si legge ciattàre), uploadare/downloadare (applodàre/daunlodàre), settare, formattare, zippare, ... ma anche rasterizzare, masterizzare, skinnare (non è un termine nazista ma una tecnica di computer-grafica; skin = pelle), meshare, freezeare (si legge frizzàre, cioè ghiacciare), snappare (sneppàre), ... e ancora skateare (skeitàre), surfare (serfàre), stoppare, dribblare sono diventati ormai di uso comune e, spesso e volentieri, non abbiamo più la voglia o la necessità di utilizzare le dèsuete espressioni alternative.

Sempre più raramente sentiremo dire "Ho trasformato questa immagine vettoriale in immagine con pixel.", perché basterà dire "L'ho rasterizzata", oppure "Fare una copia di un DVD", sarà "Masterizzare un DVD". "Buon fine settimana" lascierà il posto a "Buon Week (end è facoltativo)!", così anche "La sacca piena di gas che si gonfia negli incidenti stradali", sarà sostituito -anzi lo è già da molto tempo- da "Airbag".

Tutte queste espressioni sembrano voler facilitare la dinamica del parlato -e volendo anche dello scritto-, sembrano venirci incontro per sintetizzare al massimo il significato, sembrano agevolarci nelle comunicazioni che risultano sempre più bisognose di rapidità e velocità, sembrano concederci la loro sintesi per una migliore comprensione globale ed immediata.

E gli "effetti collaterali"??? Senza dubbio c'è da mettere in conto l'esclusione di quelle persone che non hanno mezzi e possibilità per adattarsi (gli anziani, i poveri, i malati di mente). Poi c'è da tener conto della nostra perdita di conoscenza della lingua. L'Italiano è una delle lingue più difficili del mondo, quindi l'acquisizione massiccia di vocaboli nuovi ma di origine non-latina fa si che la nostra radice linguistica vada a sfumarsi sempre più. Infine c'è da considerare l'effetto collaterale della sintesi vera e propria.

Questa sintesi ha una sua logica e un suo uso dedicato. L'SMS è l'esempio perfetto. La limitazione fisica ed oggettiva delle lettere da inserire per comporre un SMS (appunto Short Message Service - Servizio di Messaggi Brevi), implica uno sforzo da parte del fruitore del servizio, dedicato alla sintesi più assoluta. Questo procedimento consiste nell'applicazione di neologismi del tutto inventati ma contestualizzati "ad hoc".

Il primo esempio è l'acronimo SMS. Oltre alla sintesi dei termini inglesi c'è la sintesi acronomica delle lettere iniziali. Una sorta di sintesi nella sintesi. Tutti (o quasi) sanno il senso di SMS, un po' meno il significato, e tutti usano ormai la comodità acronomica di questo vocabolo. Il secondo esempio è la faccina (smile) dell'SMS. Anche qui l'uso della sintesi viene in nostro aiuto attribuendo un meta-senso (senso che sta al di sopra) con solo due caratteri: nella maggiorparte dei casi i due punti e una parentesi----> :) = "sorriso" :( = "tristezza".
Questa semantica è estremamente interessante ed al contempo "pericolosa", poiché è vero che fornisce un risparmio in termini di spazio virtuale nella memoria del cellulare e quindi, minore "peso" e maggiore velocità di trasmissione dell'SMS e concede maggiore spazio per ulteriori vocaboli, ma è anche vero che imprime una specie di dipendenza decontestualizzata.
Lo smile non viene più usato solo negli SMS dove c'è una pesante limitazione di "spazio", dove per spazio si intende il vincolo del costo dell'SMS, ma ad esempio anche nella posta elettronica (e-mail; electronic-mail), dove ormai non ci sono più problemi di spazio (poiché è gratuita) se non nell'accezione vera e propria del termine. L'utilizzo quindi dello smile denota una sorta di pigrizia. Nessuno ha più voglia di scrivere quelle due, tre parole in più per far capire il significato del discorso ma accolla al ricevente l'onere di interpretare il messaggio e decodificarlo. La faccina è un aiuto a decodificare meglio il messaggio ma è un aiuto frivolo, di cui posso fare anche a meno.
Alla sintesi si aggiunge anche la rapidità dell'SMS. L'applicazione del "T9" permette di risparmiare tempo ulteriore nella creazione. Credo che l'inventore si sia ispirato più volte al detto "Il tempo è denaro".

Tutto ruota attorno al fattore tempo-denaro. Non si ha tempo per aggiungere una riga di commento in più ed ecco spuntare la faccina. Non si hanno soldi nel cellulare ed ecco spuntare faccine ( :D, =], :p ), numeri funzionali( treno---> 3no, informare---> in4mare, fusione---> fusi1, settimana---> 7mana ), numeri criptici ( saletta---> 5413774 ), simboli alfanumerici decorativi (saletta---> $al£tta, catetere---> ©@t£t&®E) acronimi impronunciabili ( ti voglio bene---> tvb, leggi il simpatico manuale---> rtfm ), abbreviazioni (ora---> h, però---> xò, per ora---> x h, comunque---> cmq, I love you---> I lov u ) ...

Da tutto ciò si deduce che nel lungo periodo, l'uso di questi termini favorirà l'atrofizzarsi della specificità della lingua, italiano incluso, a fronte di una maggiore uniformità.
E' un bene?? Certamente no. E' un male?? Non lo so.


Frase del giorno: "Fila è magro."
In stereo: Jamiroquai - Planet Home

martedì 3 ottobre 2006

TI RENDI CONTO DI VIVERE NEL 2006 QUANDO...

1. Per sbaglio inserisci la password nel microonde.
2. Sono anni che non giochi a solitario con carte vere.
3. Ha i una lista di 15 numeri di telefono per contattare i tuoi 5 familiari.
4. Mandi e-mail alla persona che lavora al tavolo accanto al tuo.
5. Il motivo per cui non ti tieni in contatto con i tuoi amici e familiari è che non hanno indirizzi e-mail.
6. Rimani in macchina e col cellulare chiami a casa per vedere se c'è qualcuno che ti aiuta a portare dentro la spesa.
7. Ogni spot in tv ha un sito web scritto in un angolo dello schermo.
8. Uscire di casa senza cellulare, cosa che hai tranquillamente fatto per i primi 20, 30 (o 60) anni della tua vita, ora ti crea il panico e ti fa tornare indietro per prenderlo anche se stai a meta strada in mezzo al traffico.
10. Ti alzi al mattino e ti metti al computer ancora prima di prendere il caffè.
11. Cominci ad arrovellarti il cervello alla ricerca di modi per sorridere. : ) :o) :->
12. Mentre leggi tutto questo ridi e fai Sì con la testa.
13. Sei troppo occupato per accorgerti che su questa lista manca il punto 9.
15. E ora sei tornato indietro per vedere se davvero manca il punto 9...e non ti sei accorto che manca anche il punto 14.

E ORA STAI RIDENDO DA SOLO....


Frase del giorno: "Il vero sballo è dire: Hey ma quella è la sirena della polizia!!"
In stereo: Kelis f. Andre 3000 - Millionaire

giovedì 28 settembre 2006

The Jean-Michel Basquiat Show

La Triennale di Milano e Chrysler presentano la mostra ‘The Jean-Michel Basquiat Show’.
La mostra più completa mai realizzata in Europa sul grande artista americano.
La Triennale di Milano 20 settembre 2006 - 28 gennaio 2007.

Dopo il grande successo ottenuto con ‘The Keith Haring Show’ e ‘The Andy Warhol Show’, La Triennale di Milano e Chrysler tornano a presentare una grande mostra di arte contemporanea.
Quest’anno l’appuntamento si rinnova con ‘The Jean-Michel Basquiat Show’ (New York 1960-1988), dal 20 settembre 2006 al 28 gennaio 2007.

A cura di Gianni Mercurio, ‘The Jean-Michel Basquiat Show’ si qualifica come una delle più vaste retrospettive sinora dedicate al grande artista americano, certamente la più importante mai realizzata in Europa; comprende circa ottanta dipinti e quaranta disegni.
Una vasta documentazione fotografica e una sezione video, con molti materiali inediti, documenteranno il lavoro dell’artista e il contesto in cui è nata e si è sviluppata la sua arte: la New York degli anni Ottanta.
Le opere selezionate provengono da prestigiose collezioni private americane ed europee e da numerosi musei e istituzioni pubbliche quali: Ludwig Forum di Aachen, Museu d’Art Contemporanei de Barcelona, Musée d’Art Contemporain Marseille, Museum der Moderne Kunst Salzburg, Israel Museum of Jerusalem, Museum of Contemporary Art di Los Angeles, Broad Art Foundation di Santa Monica.

Protagonista emblematico della scena newyorchese degli anni ’80, Basquiat è uno degli artisti più popolari dei nostri tempi.
Ancora oggi, a quasi venti anni dalla morte, avvenuta quando non era ancora ventottenne nell’agosto del 1988, i suoi lavori e il suo linguaggio continuano ad affascinare il pubblico di tutto il mondo.

L’attività artistica di Basquiat prende forma nell’arco di una sola decade, dal 1978 al 1988.
In questo breve periodo la sua febbrile attività lo ha portato a produrre una vasta mole di opere sempre caratterizzate da un segno che lo ha reso uno dei grandi testimoni della sua epoca.

Le opere saranno esposte secondo un percorso che consentirà l’approfondimento di alcune delle tematiche care all’artista tra cui: l’uso ricorrente della parola sin dalla sua attività come graffitista ‘sui generis’, quando firmava SAMO i suoi aforismi e le sue brevi poesie sui muri di Downtown e per cui il suo lavoro è stato accostato dalla critica all’arte di Cy Twombly; il forte legame con il mondo della musica; le sue radici afroamericane; la costante ricerca di un’identità nei numerosi autoritratti che svelano fragilità e ambizioni, il desiderio di riconoscimento e la fama travolgente; la scena artistica degli anni ’80 e la profonda amicizia con Andy Warhol.
L’allestimento delle opere consentirà ai visitatori della mostra di entrare a far parte di un mondo che oscilla tra infanzia e perdita dell’innocenza, di godere dello slancio vitale che anima il gesto e l’uso del colore, e di comprendere al tempo stesso l’orrore e la sofferenza contenuti nei segni, nelle parole e nelle forme che implodono provocando deflagrazioni e autodistruzione. Tutto ciò attraverso i materiali poveri che Basquiat utilizza fin dalle prime esperienze di street art e che inserisce nelle sue opere ispirandosi al polimaterismo di Dubuffet, stabilendo un legame profondo con il mondo della strada, un ponte tra quella vita da ‘refusè’ che lui, giovane nero di estrazione borghese, aveva deliberatamente cercato, e la nuova dimensione di agio e fama cui la sua arte e le leggi del mercato dell’arte lo hanno condotto.

All’interno del percorso espositivo è previsto l’allestimento di una sezione fotografica con contributi di alcuni dei più famosi fotografi che hanno documentato la vita e il lavoro di Basquiat, tra cui: Tseng Kwong Chi, Edo Bertoglio, Maripol, Stephen Torton, Lizze Himmel e altri.

Inoltre, per rendere partecipi i visitatori del background culturale che ha caratterizzato la creatività dell’artista, Chrysler ha prodotto anche quest’anno un filmato (ricordiamo ‘Keith Haring AllOver, un viaggio con Chrysler’ dello scorso anno, un viaggio alla scoperta dei murales e delle opere pubbliche di Haring in tutto il mondo).
Questo sarà proiettato su grandi schermi nel salone centrale della mostra all’interno di una spettacolare ‘Chrysler Box’; il filmato racconterà le radici afroamericane e l’influenza che hanno esercitato su Basquiat i miti della ‘black culture’, dalla musica allo sport alle tematiche sociali, da Charlie Parker a Miles Davis, da Cassius Clay a Sugar Ray Robinson, da Malcom X a Martin Luther King.
La Chrysler Box vivrà a Milano anche attraverso un’installazione itinerante nelle piazze della città durante il periodo della mostra.

Evento speciale sarà la proiezione del film ‘Downtown ‘81’, prodotto da Maripol e diretto da Edo Bertoglio in cui Basquiat interpreta se stesso e di cui ha prodotto le musiche.
Il film racconta la giornata di un artista underground newyorchese, documentando l’effervescenza culturale e creativa della New York degli anni ’80.

In occasione della mostra, Skira edizioni pubblicherà un catalogo con testi in lingua italiana ed inglese, a cura di Gianni Mercurio.
Il volume conterrà saggi del curatore, di Glenn O’Brien, giornalista ed esperto della scena artistica musicale degli Anni Ottanta, di Annette Lagler, curatrice del Ludwig Forum di Aachen e di Demetrio Paparoni, critico d’arte e scrittore e sarà corredato da una serie di contributi e testimonianze di amici e personaggi (Madonna e Keith Haring tra gli altri).
Gianni Mercurio, curatore e saggista, vive e lavora a Roma.
Tra le sue mostre in spazi museali sui temi dell’arte americana: Andy Warhol, Viaggio in Italia (Roma, Napoli, Genova, Torino 1995/1996), Roy Lichtenstein, Reflections (Roma, Milano, Wolfsburg Kunstmuseum 1999/2000), Keith Haring (Pisa, Roma, Helsinki, Aachen-Ludwig Forum, Catania 1999/2001), Jean-Michel Basquiat (Roma, 2002), George Segal (Roma, 2002), rassegne sui Graffitisti (American Graffiti - Napoli, Roma, 1997/1998) e gli Iperrealisti (Roma, 2003).
Per La Triennale ha curato nel 2004 ‘The Andy Warhol Show’ e nel 2005 ‘The Keith Haring Show’.
È curatore degli eventi del Museo Carlo Bilotti a Roma per il quale ha realizzato la mostra inaugurale ‘Damien Hirst, David Salle, Jenny Saville’ (2006).

La Triennale di Milano con questo terzo appuntamento conferma e rinnova la sua missione nei confronti dell’arte contemporanea alla quale dedicherà un nuovo spazio a Milano con l’apertura di Triennale Bovisa.
Beautiful Losers, il Diavolo del Focolare, Nanda Vigo e Fumetto International sono le mostre che nel 2006 hanno indagato i nuovi linguaggi dell’arte contemporanea e la sua ibridazione con le discipline storicamente affrontate da Triennale e hanno confermato l’attenzione non solo dei visitatori tradizionali, ma anche l’interesse dei moltissimi giovani che frequentano in modo assiduo le iniziative di Triennale.

Chrysler, promotore e organizzatore della mostra con La Triennale, ha prodotto ‘The Jean-Michel Basquiat Show’, portando avanti il suo impegno pluriennale nell’arte contemporanea iniziato con ‘Iperrealisti’ (Roma 2003), proseguito col grande successo di ‘The Andy Warhol Show’ (Milano 2004) con più di 151.000 visitatori e consolidato con ‘The Keith Haring Show’ (Milano 2005), che ha visto la presenza di oltre 121.000 visitatori.

Il claim ‘L’auto contemporanea presenta l’arte contemporanea’ trova così una sua continuità temporale e contenutistica, rafforzato dalla partnership vincente con La Triennale nella produzione di grandi eventi culturali a Milano.

“Quattro anni fa, con la mostra ‘Iperrealisti’, abbiamo intrapreso un viaggio in un mondo mai esplorato così a fondo da una casa automobilistica, nel ruolo di ideatore, promotore e produttore di grandi mostre d’arte.
Abbiamo voluto esprimere i valori propri del brand Chrysler attraverso l’arte contemporanea: emozione, ispirazione e innovazione creativa.
Il nostro impegno in questo settore si rinnova quest’anno con la mostra ‘The Jean-Michel Basquiat Show’, che pone l’accento sulle origini della sua arte” ha affermato Federico Goretti, Direttore Generale Chrysler Group, DaimlerChrysler Italia.
“È emozionante vedere le opere di Basquiat.
Un’opera piena di ricerca, mai scontata.
Un modo di sentire molto vicino a Chrysler, al suo stile unico e non convenzionale”.

La mostra verrà realizzata con il patrocinio del Consiglio Regionale della Lombardia.



20 settembre 06 - 28 gennaio 07

Orario: 10.30 - 20.30, chiuso il lunedì

Ingresso: 8 € - 6 € - 5 €

Servizi: visita guidata - radiocuffie - audioguida


Contatti per la stampa Ufficio Stampa Jean-Michel Basquiat

Sveva Fede tel. 0575.24566
fax: 0575.370368
cell. 336.693767
fattoriadisanfabiano@inwind.it

Assistente
Adriana Crispo tel. 06.45439494
fax: 06.45439495
ufficiostampa@alphaomega.it

Ufficio Stampa de La Triennale

Antonella La Seta tel. 02.72434240
fax: 02.72434239
ufficio.stampa@triennale.it

Ufficio Stampa DaimlerChrysler Italia

Maria Cristina De Gaetano Polverosi tel. 06. 41442371

Massimiliano Lo Bosco tel. 06. 41442080
fax: 06. 4116010
massimiliano.lo_bosco@daimlerchrysler.it


Fonte: triennale.it


Frase del giorno: "Per non vedere tutte ste cose devono essersi sparati in entrambi gli occhi."In stereo: Fugees - Family Business

lunedì 25 settembre 2006

CONFRONTING THE EVIDENCE

Un'eccezionale inchiesta proposta e finanziata da Jimmy Walter, uno straordinario individuo che ha dato il suo tempo, le sue ricerche e i SUOI SOLDI per lavorare in una positiva e significativa causa: rimettere in discussione tutto quello che si sapeva, o si pensava di sapere, sui tragici eventi dell'11 settembre 2001. Questo coraggioso documentario, finalmente sottotitolato in italiano, getta una nuova luce sui drammatici eventi che sono seguiti a quel drammatico giorno e pone nuove ma evidenti domande a cui le fonti ufficiali e i media non hanno mai prestato troppa attenzione.

Gli ospiti in studio, giornalisti, scrittori, politici e scienziati, utilizzando varie fonti, tra cui documenti e materiale audiovisivo, demoliscono la versione ufficiale dell'11 settembre 2001 e suscita seri interrogativi sulla corretta gestione delle informazioni da parte dei mass-media, sul coinvolgimento dei veri responsabili, sulla copertura operata dal governo americano nonché sugli attuali sviluppi geostrategici a livello globale. Questo video non da risposte, vuole porre soltanto domande, vuole far capire quante siano state le mancanze e quanto la commissione di inchiesta 9/11 sia stata una ignobile sceneggiata.

I quesiti che porrà questo video, si spera, saranno gli stessi che faranno riaprire le indagini su quel terribile giorno. Diffondi ciò che apprenderai e dai il tuo contributo per risvegliare le menti e la critica della gente.



Fonte: Arcoiris.tv

Cose simili sono state dette ieri sera (domenica 24/9/2006 ndr) a Report, nella puntata dedicata all'evento dell'11/9/2001.
Argomenti correlati: 11 settembre - inganno globale. Loose Change.


Frase del giorno: "Arrivare alla fine è una gradita agonia"
In stereo: Busta Rhymes - Touch It

mercoledì 23 agosto 2006

24 domande e 24 risposte

Il giorno più bello? Oggi
L'ostacolo più grande? La paura
La cosa più facile? Sbagliarsi
L'errore più grande? Rinunciare
La radice di tutti i mail? L'egoismo
La distrazione migliore? Il lavoro
La sconfitta peggiore? Lo scoraggiamento
I migliori professionisti? I bambini
Il primo bisogno? Comunicare
La felicità più grande? Essere utili agli altri
Il mistero più grande? La morte
Il difetto peggiore? Il malumore
La persona più pericolosa? Quella che mente
Il sentimento più brutto? Il rancore
Il regalo più bello? Il perdono
Quello indispendabile? La famiglia
La rotta migliore? La via giusta
La sensazione più piacevole? La pace interiore
L'accoglienza migliore? Il sorriso
La megliore medicina? L'ottimismo
La soddisfazione più grande? Il dovere compiuto
La forza più grande? La fede
Le persone più necessarie? I sacerdoti
La cosa più bella del mondo? L'amore


MADRE TERESA


Frase del giorno: "Quanti siti dovrai fare per comprare una casa a Novilara?"
In stereo: The Last of The Mohicans OST

sabato 12 agosto 2006

Frase del giorno

Accetta ciò che puoi accettare;
perdona ciò che non puoi perdonare;
dai ciò che non sei costretto a dare.


In stereo: Bomfunk MC's - Freestyler

giovedì 10 agosto 2006

Omaggio a Picasso

"Platone definiva l’arte come copia copiae, riproposizione delle forme sensibili che compongono il reale. Viene da chiedersi che cosa avrebbe detto trovandosi di fronte alle opere della cartella Omaggio a Picasso esposte nell’ex chiesa di S. Agostino di Civitanova Marche, dove i soggetti riprodotti non sono spicchi di realtà, ma altrettante opere d’arte tratte dalla pressoché infinita produzione di Pablo Picasso (Malaga 1888 - Mougin 1973).
La raffinatissima operazione culturale alla base della realizzazione di questa cartella è stata pensata e fortemente voluta dal critico Wieland Schmied, che, a partire dal 1973, anno di morte di Picasso, ha chiamato a raccolta decine tra i più quotati autori del mondo occidentale e li ha invitati ad entrare nell’universo Picasso. I sessantanove artisti coinvolti non possono certo essere considerati emuli diretti del grande maestro spagnolo, allievi o seguaci: sono artisti compiuti ed affermati, certo influenzati dalla profonda rivoluzione apportata da Picasso nell’arte del Ventesimo secolo, ma ognuno dotato di una personalissima ed autonoma carica espressiva, che si divertono ad affondare le mani nei “tanti stili” di Picasso, estrapolandone frammenti e motivi, da ereditare e riproporre una volta filtrati dalla propria sensibilità. Ognuno gioca a suo modo con l’eredità dal Gran Fabbro spagnolo: il conterraneo Joan Mirò (Montroig 1893 - Palma di Maiorca 1983) ne evoca la presenza citandone il nome tra i sinuosi e primitivi tentacoli della scrittura automatica; Jiři Kolàř (Protìvin 1914 - Praga 2002) dilata nello spazio e nel tempo le Demoiselles d’Avignon; Renato Guttuso (Bagheria, Palermo 1912 - Roma 1987) riprende le forme rotonde dei suoi nudi femminili più materni ed ancestrali; James Rosenquist (Grand Forks 1933) identifica nell’attività del Polo Caldo del 900 il metro e misura di tutta l’arte contemporanea; Andy Warhol (Filadelfia 1930 - New York 1987) scopre nella figlia Paloma la sua eredità più vera.
Ma il primo e il più profondo interprete di Picasso è stato Picasso stesso: spinto da un impulso vitale e creativo che non ha mai conosciuto soste, per tutta una vita Picasso ha riletto sé stesso, i propri stili e tecniche espressive, ha mutato, trasformato, mescolato, stravolto, negato e rifondato. Tra le oltre ottanta opere dell’autore -incisioni, illustrazioni, ceramiche e sculture- presentate nella pinacoteca Moretti, spicca per rilevanza storica l’acquaforte Pasto frugale, che segna nel 1904 l’inizio dell’effettiva attività incisoria di Picasso. Inesauribile fertilità creativa e grande abilità artigianale hanno fatto delle sue incisioni una delle più alte espressioni di tutto il Novecento: non più e non solo studi preparatori da tradurre in pittura, ma opere compiute e fini a se stesse, osservatorio privilegiato sul suo infinito lavoro di ricerca formale e di rielaborazione di stili e temi passati. "

ex Chiesa di S. Agostino, Pinacoteca Comunale Marco Moretti, Civitanova Marche Alta (MC)
Orario: luglio e agosto 18 - 23; settembre e ottobre 17-20. Chiuso Lunedì
Biglietto intero 3 €, ridotto 2 €, gratuito minori 14 anni
Catalogo a c. di Renato Barilli , edizioni Gabriele Mazzotta
Info: tel. 0733 892650 - 0733 891019 - info@pinacotecamoretti.it
pinacotecamoretti


Frase del giorno: "Ma che Shkiiiif!!!"
In stereo: Wee Bee Foolish - Watcha Need

sabato 22 luglio 2006

L'informazione spezzata

Mi consolo nel leggere parole che confermano alcune mie impressioni. Non tanto perché mi dicono che non sono l'unico a vederla in quel determinato modo ma perché mi trasmettono un po' di speranza nel sapere che c'è chi, come me, ha un briciolo di occhio critico e non prende tutto per oro colato.

Riporto dunque un articolo tratto da Articolo 21 che espone alcune impressioni sulla situazione italiana dell'Informazione. Credo sia impossibile non notare alcune (passatemi il termine) assonanze con l'Etica di Fiction Mediatica.

E' tutta vostra. Buona lettura.

Una linea di conflitto attraversa l’Italia. Ci sono giornalisti da una parte e giornalisti dall’altra, come nei Tre giorni del Condor. Il conflitto non è quello contro il terrorismo né quello in Iraq o in Afghanistan. E i legami di presunta lealtà e di presunta contrapposizione non si prestano a essere interpretati come pro americani o anti-americani. Per farlo bisognerebbe dire quali americani.

Infatti la spaccatura che sembra traversare l’Italia, e ci rimanda una immagine di faglia strana e misteriosa, si presta a una sola, fortissima analogia, quella con il giornalismo americano.
Il 5 luglio, lo stesso giorno in cui tutti abbiamo saputo dell’arresto di alti funzionari del Sismi e del pedinamento e delle intercettazioni dei due giornalisti di Repubblica D’Avanzo e Bonini, quel quotidiano ha pubblicato un articolo apparso il giorno prima sul New York Times, con la firma congiunta di due direttori (New York Times e Los Angeles Times).
In esso ci sono tre punti chiave. Il primo è: siamo rivali, ma ci unisce il dovere di non oscurare le notizie. Nessun governo può chiederci - o continuare a chiederci - di farlo.
Il secondo è la esemplare citazione del giudice della Corte Suprema statunitense Hugo Black che ha scritto, in difesa di giornalisti accusati di “tradimento” ai tempi del Vietnam: «La nostra Costituzione vieta che il governo censuri la stampa, affinché la stampa sia libera di censurare il governo».
Il terzo è una affermazione almeno altrettanto importante. Noi giornalisti non siamo i titolari di un potere speciale. Il potere risiede nei cittadini, che lo esercitano attraverso il diritto di essere informati.
Dunque i giornalisti che protestano quando si tenta di impedire o intimidire il loro lavoro, non stanno rivendicando l’autonomia di una corporazione e diritti professionali violati.
Rivendicare la libertà di stampa è un impegno sacrosanto. Ma il vero titolare di questo diritto, vale la pena di ripetere, sono i cittadini. È in difesa dei cittadini che vanno difesi i colleghi messi, a quanto pare, sotto una sorveglianza che non ha nulla di democratico.
I cittadini italiani sanno di essere testimoni di una situazione con molte facce, alcune delle quali sono false, molte versioni, alcune delle quali sono inventate, alcune tragedie (la pratica delle “rendition” o rapimenti di presunti nemici sottratti a qualunque garanzia giuridica del nostro mondo e del nostro tempo) e alcuni attori che, in questo film misterioso, forse hanno svolto due o più parti.
Alcuni giornalisti sembrano avere svolto la missione tipica della professione, informare, cercando ogni volta di saperne un po’ di più delle versioni ufficiali.
Altri giornalisti sembrano essersi attribuiti il compito di cancellare le tracce, ripulire le impronte e spostare altrove la narrazione, forse per depistaggio, forse per lealtà a un centro d’influenza diverso dal giornalismo (e dunque lontano dal dovere nei confronti dei cittadini che si fidano delle notizie ricevute). Forse per persuasione politica. È bene ricordare che la vicenda di cui stiamo parlando si ambienta ai nostri giorni, nel periodo di Berlusconi, quando anche le più formali dichiarazioni ufficiali erano false, e in cui è purtroppo naturale che la disinformazione si sia ambientata e sia stata praticata come espressione di lealtà a quel tipo di governo.
È bene ricordare che siamo nello stesso passato prossimo della vita italiana in cui nessuno (di governo) e nessuno (nel giornalismo di governo) ha voluto sapere niente della uccisione di Nicola Calipari.
È lo stesso strano periodo della storia italiana in cui per mesi nessuno si è interessato della sorte o del corpo di Baldoni, e ha dedicato sarcasmo e risate alla cattura prima, alla liberazione poi delle due Simone.
Sappiamo tutti che ai coni d’ombra e alle zone oscure della vita italiana, che sono state coltivate con cura, (anche giornalistica, apprendiamo ora) si aggiungono più vasti coni d’ombra e zone oscure della vita internazionale. Lo spaventoso danno del terrorismo è anche questo, avere disattivato e indebolito alcuni punti chiave della vita democratica, che sembrano essere restati sotto le immense macerie delle Torri gemelle, insieme a tante vite umane.
È importante perciò definire quali saranno - in questa brutta storia che ha il difetto di essere vera e di essere in pieno svolgimento in questi giorni, in queste ore, durante il governo dell’Ulivo - i punti di riferimento, le linee di comportamento, l’impegno verso i cittadini.
Primo, è in corso un procedimento giudiziario che non ammette tifoserie ma verso il quale non si devono tollerare screditamenti e calunnie. L’impegno è impedire che la magistratura e i giudici di questa indagine siano vilipesi o attaccati secondo la ormai consolidata prassi Berlusconi-Previti-Dell’Utri.
Secondo, non esistono servizi segreti buoni e servizi segreti cattivi. Esistono i servizi segreti di un Paese civile e democratico che rispondono al Governo, il quale risponde al Parlamento, il quale (almeno la sua nuova maggioranza) rappresenta i cittadini e ad essi rende conto. Tutto ciò che risulterà estraneo a questa sequenza di responsabilità e di regole, dimostrerà di non essere al servizio della Repubblica.
Terzo, i giornalisti hanno il diritto-dovere di svolgere secondo le libertà garantite dalla Costituzione il proprio impegno professionale.
Inevitabilmente alcuni di loro dovranno rendere conto, non ad assembramenti mediatici o a giudizi politici ma alla magistratura, della decisione di servire una causa piuttosto che di dedicarsi al mestiere di informare, decisione resa più grave, se vera, dall’essere occulta e coperta dalla tessera giornalistica.
Insomma niente è personale, niente è corporativo e niente è politico (nel senso partitico) in questa vicenda.
Una parte riguarda il governo e il far luce che ci aspettiamo. Una parte riguarda la magistratura, e il corso libero e intatto delle sue decisioni e delle sue indagini. Una parte riguarda il Parlamento, che non potrà sottrarsi alla richiesta di chiarezza e al dovere di rendiconto. E una parte riguarda i cittadini, che hanno il diritto di aspettarsi risposte di inequivocabile chiarezza e il diritto di credere alle fonti che il sistema democratico mette loro a disposizione. E tutto ciò senza sospensioni o tempi lunghi o anche involontarie.



Frase del giorno: "Sai esiste un grado di nome 90..."
In stereo: Pete Rock f. Pharoahe Monch - Just Do It

mercoledì 19 luglio 2006

Dal Romanticismo all’Informale

In questo periodo non ho voglia di sforzarmi a scrivere. Mi piacere scrivere sul blog se la cosa è naturale sennò preferisco starmene zitto e farmi gli affari miei.
Dopo l'impareggibile Magritte ecco che vi propongo un'altra mostra (giunta ormai agli sgoccioli).

S'intitola "Turner Monet Pollock. Dal Romanticismo all'Informale. Omaggio a Francesco Arcangeli."

Non svelo altro.

Qui il sito.


Frase del giorno: "Periperì!"
In stereo: Raekwon f. Ghost Face Killah & Method Man - Ice Cream